Hogsback – Tra pini, hobbit e una vasca da bagno

Hogsback – Tra pini, hobbit e una vasca da bagno

Questo post è parte di una serie riguardante camminate da fare in Sudafrica in completa autonomia e senza guida, approccio che permette un’avventura più autentica, oltre che un sostanziale risparmio sui costi di un tour guidato.

Un arrivo inatteso

Situato su un altipiano sopra alcuni crepacci, Hogsback, vicino a East London nella provincia dell’Eastern Cape, è un idilliaco paesino a 1200 m di quota. La strada che si inerpica sul pendio fino al paese, tra tornanti, curve strette, scarsa visibilità e asfalto maltenuto, è familiare, venendo noi da paesini nelle Alpi. Anche la vegetazione è familiare: Fitta e invadente, straborda ai lati della strada, con tanto di grovigli impenetrabili di piante che ricordano i nostri benamati rovi. Questo contrasto con il nostro viaggio finora, fatto perlopiù di distese erbose prive di alberi, ci stupisce.

Il primo impatto con il paese, con i suoi venditori di souvenir ai lati delle strade e le innumerevoli insegne di locande, ristoranti, ostelli e case in affitto, tradisce istantaneamente la natura turistica del luogo. Un turismo bonario, non strutturato e commerciale come quello alpino, anche perché a Hogsback non ci sono impianti sciistici (verrà mai la neve?). Le uniche vere attività sono il relax e le camminate.

Il nostro ostello, Away with the fairies, è costituito di vari edifici dispersi nel bosco in un angolo dell’altipiano, e si rivela difficile da trovare, fatto sta che perdiamo più di un ora prima di poterci sistemare nella nostra bellissima cameretta in un cottage con tetto di paglia e veranda con la vite.

La camminata

Chiediamo informazioni sulle camminate. La ragazza della reception ci consegna una “mappa”, che forse sarebbe meglio chiamare “mappa dei pirati”, siccome è una fotocopia di un disegno fatto a mano che sembra un percorso per bambini. Dopo un’occhiata scartiamo la carta e decidiamo di fare di testa nostra: Più o meno con distanze e dislivelli ce la sappiamo cavare ormai. Siccome la sera stessa vogliamo spostarci fino all’Addo Elephant Park, optiamo per una camminata di media lunghezza: la salita fino ad un anonimo picco di circa 1850 m poco a est di Hogsback.

Ci inoltriamo quindi in auto fino al piccolo parcheggio vicino al torrente che è anche il punto di partenza dell’Amatola Trail, qui ci rendiamo conto del primo errore della giornata grazie al tabellone convenientemente esposto all’inizio del sentiero: Non abbiamo pensato che bisognava pagare la tassa per entrata al parco, che qui (come da nessuna altra parte in Sudafrica) va comprata in anticipo. Intrepidi, ci avventuriamo su per il sentiero lungo il torrente, sperando che non vengano a chiederci il permesso.

I fiorellini gialli sono i preferiti di Francesco.

La prima parte del percorso è ripida, si sale per un fitto bosco che offre scorci particolari: Liane e strane piante parassite avvolgono i tronchi inermi degli alberi formando grovigli e donano un tocco da luogo incantato e misterioso. Arrivati alle cascate, il sentiero spiana un poco e si allontana dal torrente, confluisce in una strada forestale e poi se ne distacca nuovamente. Nel frattempo, la vegetazione è cambiata, la fitta selva ha lasciato spazio ad un arioso bosco di pini, con la sua fragranza che ci ricorda un poco il mare.

Ad un tratto, durante la pigra salita, sento dei fruscii che sembrano indicare persone in avvicinamento. Mi fermo e guardo intorno senza risultato, poi riprendo il passo. Dopo qualche metro ancora fruscii. Improvvisamente vedo: Nel bosco a poca distanza da noi, un gruppo di grossi babbuini, che con i loro culetti rosa si fanno i fatti loro. Maria, che è un poco indietro, si avvicina ignara. Io mi giro e tento di avvertirla senza far rumore, purtroppo invano: I babbuini ci vedono ed iniziano a correre e saltare in tutte le direzioni creando un gran scompiglio. Dopo esserci ripresi dallo spavento, continuiamo la marcia e ne incontriamo subito altri, in tutto saranno stati qualche decina.

Poco dopo il bosco termina e ci troviamo ormai a 1600 m di quota. Il sentiero prosegue in mezzo all’erba fino ad una forcella, dalla quale, non capendo se esiste un sentiero o no, tentiamo la direttissima verso il picco lungo un crinale. Ci ritroviamo prima in mezzo a enormi massi che ci costringono ad una semi-scalata, poi ad un pendio ricoperto di arbusti a volte tanto fitti da impedire il passaggio. Deduciamo quindi, che forse un sentiero non c’è. Il luogo è comunque incantevole, sotto le rocce spuntano fiori delicatissimi, tra l’erba spuntano massi di Arenaria e gli arbusti sembrano tutti bruciati, tanto è nera la loro corteccia. È comunque divertente trovare la strada più facile in mezzo a questo intrico.

Dalla cima si apre un ampio panorama, fatto di colline, boschi e prati. Sarebbe un ottimo posto per fare mountain bike, se fossero un poco attrezzati. Dopo un veloce panino, riscendiamo a valle.

Hobbit a Hogsback?​

La cosa divertente di Hogsbacko è come abbia guadagnato una fama da “bosco incantato”. È infatti famoso per essere il luogo che ha ispirato J. R. R. Tolkien per i suoi libri. Perché?

Sapevate che Tolkien è nato nel 1892 a Bloemfontein in Sudafrica? Quando aveva tre anni si è trasferito in Inghilterra con la madre e il fratello e non è mai più ritornato in Sudafrica. Con questa premessa mi risulta difficile credere che Hogsback lo abbia ispirato a scrivere una storia di fama mondiale. Sembra però che prima del trasferimento abbia visitato i suoi boschi con la sua famiglia. Non solo, si dice che la sua tata fosse originaria di questo posto e gli abbia raccontato favole riguardo la foresta e i suoi abitanti… Inoltre, sembra che il figlio di Tolkien abbia visitato Hogsback diverse volte, mandandogli a casa storie e disegni sulla sua natura.

Nonostante queste prove poco convincenti, i locali ne hanno approfittato per chiamare strade e proprietà con denominazioni come Hobbiton, Rivendell, River Running, The Shire, Lothlorien, Hobbit Lane e Middle Earth. Per esempio il nostro ostello era completamente dedicato al “Signore degli anelli”. Ogni camera aveva il nome di un personaggio e noi abbiamo pernottato nella doppia “Legolas”.

E voi cosa ne dite? È questo paese la fonte di ispirazione del creatore del “Signore degli anelli”?

La vasca da bagno sotto il cielo

Prima di lasciare il paese, decidiamo di provare la famosa “vasca da bagno” dell’ostello Away with the fairies. I proprietari hanno avuto la simpatica idea di costruire una vasca da bagno all’aperto, sul bordo di un dirupo. Se pernottate qui avete la possibilità di utilizzarla gratuitamente, altrimenti vi costerà qualche Rand a testa.

La vasca si riempie con l’acqua proveniente da una “caldaia” molto alla buona: Un barile di lamiera appoggiato su due mattoni, sotto al quale si alimenta il fuoco da soli prima di farsi il bagno. Non proprio un esperienza da SPA di lusso, ma comunque molto divertente, rilassante e con un ottima vista, ovvero la montagna dove siamo stati durante la nostra camminata!

Bagnetto pomeridiano sotto il cielo azzurro.

Hogsback non è uno dei posti più famosi in Sudafrica, ma una buona tappa per alcune giornate tranquille nella calma della foresta. Lo inserireste nel vostro itinerario?

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7 thoughts on “Hogsback – Tra pini, hobbit e una vasca da bagno”

  • Non farei mai il bagno su una vasca sospesa sopra un dirupo….mi sembra un’idea bizzarra. Mi sarebbe piaciuto vedere una foto della vostra “capanna”, se ho ben capito… Sì, sono convinta che Tolchien si è ispirato anche a Hogsback…

    • Non è sullo strapiombo come sembra dalla foto, bensì nelle vicinanze, ma del tutto sicura. L’idea è decisamente bizzarra. Purtroppo non abbiamo foto della camera, perché era sera e quindi buio.

  • Sono sincera la prima cosa che mi ha colpita era il titolo dell’articolo. Non riuscivo a capire cosa avessero in comune Hobbit, Africa e vasca da bagno. E che dire, un mix che non avrei mai pensato ma che lascia letteralmente senza fiato. E se il racconto non bastava anche le foto sono sensazionali. Complimenti!

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