Ebano – Ryszard Kapuściński – Recensione

Ebano – Ryszard Kapuściński – Recensione

Era da tanto che volevo leggere un libro di Ryszard Kapuściński, avendone sentito parlare sempre con grande ammirazione. Kapuściński è stato un giornalista, reporter e scrittore polacco. Ha lavorato per anni come corrispondente estero dell’agenzia di stampa polacca PAP. Tra le tante esperienze che ha fatto, ha vissuto per molti anni in Africa, esplorandola, vivendola e descrivendola.

Ho iniziato leggendo uno dei più acclamati dei suoi libri: Ebano. In questo post trovate la trama e una mia breve recensione.

Dettagli

Titolo: Ebano
Titolo originale: Heban
Autore: Ryszard Kapuściński
Prima edizione italiana: 2000
Pagine: 280

Trama

Ebano non ha una vera e propria trama. Nel libro Kapuściński riporta degli episodi della sua vita da reporter, avventure e disavventure, aneddoti, reportage di viaggi e incontri nel continente africano.

Tra i tanti capitoli si legge del primo impatto dell’autore con l’Africa ad Accra, in Ghana. Poi di come si reca dalla costa dell’odierna Tanzania all’Uganda, percorrendo la difficile strada attraverso il Parco Serengeti e costeggiando il Lago Vittoria. Scrive del colpo di stato a Zanzibar, seguito da insurrezioni in Kenya, Tanganica e Uganda. Poi del colpo di stato in Nigeria. Percorre strade nel deserto a bordo di un camion in Mauritania. In Etiopia, a metà degli anni 70, vede persone scheletriche abbandonate ai bordi delle strade. Racconta dettagliatamente della rivoluzione in Ruanda, degli orrori della guerra, della povertà. Cammina con nomadi somali nel deserto, si sveglia in un villaggio senegalese, prende il treno per il Mali…

Perché lo consiglio

Composto da brevi capitoli che descrivono le esperienze dell’autore, Ebano ci invita ad approfondire le vicende storiche di molti stati africani che conosciamo per nome, ma spesso non sappiamo collocare sulla cartina. I racconti variano da scene di quotidianità a momenti di pericolo, alle descrizioni di usi, costumi e pratiche religiose si aggiungono dati storici e politici. Il tutto è scritto con parole semplici ma efficaci, che invitano a continuare a leggere per saziare l’interesse ormai destato.

Ebano è una lettura di testimonianze autentiche, non risparmia niente al lettore ma non è cinico, è semplicemente reale. Kapuściński si ammala di malaria cerebrale, dorme in capanne afose e piene di insetti, attraversa vicoli sporchi e pieni di persone mezze morte di fame, rischia di morire di sete nel deserto… Soli cocenti, condizioni di vita disumane, ciotole di riso, uomini seminudi e armati, bambini saldato, donne laboriose, stregoni e malefici, insetti e lucertole, camion e cammelli nel deserto, prostitute e ladri. Una lettura obbligatoria per chiunque voglia ampliare i propri orizzonti e comprendere meglio la realtà africana degli anni 50, 60 e 70, di popoli che da colonie diventano stati indipendenti.

Il libro non contiene nessuna cartina, vi consiglio di tenerne una sotto mano quando leggete, per farvi un’idea di dove allocare la vicenda che state leggendo. Il libro non fa trovare al lettore la pappa pronta, ma lo stimola alla ricerca basata sull’interesse personale. Anche se le vicende storiche sono spiegate benissimo, è spesso necessario informarsi in un secondo momento su quello che si ha letto. Questo può disturbare, ma è un’ottima maniera per imparare.

Con una trama che è un susseguirsi di colorate diapositive, il lettore viene trasportato continuamente in situazioni nuove e diverse. Questo continuo cambio di realtà lascia intuire l’immensità del continente e di come sia sbagliato definire l’Africa con un termine così vago. Concludo quindi con un estratto che esprime proprio questo concetto, sperando di suscitare ancora più interesse per questo libro. Buona lettura!

“Questo non è un libro sull’Africa, ma su alcune persone che vi abitano, sui miei incontri con loro, sul tempo trascorso insieme. È un continente troppo grande per poterlo descrivere. È un vero e proprio oceano, un pianeta  a parte, un cosmo eterogeneo e ricchissimo. È solo per semplificare, per pura comodità, che lo chiamiamo Africa. In realtà, a parte la sua denominazione geografica, l’Africa non esiste.”

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