Homestay e trekking a Sapa – La mia esperienza (giorno 1)

Homestay e trekking a Sapa – La mia esperienza (giorno 1)

Nel post precedente trovate informazioni utili su Sapa, come arrivarci e dove dormire. Oggi invece vi racconterò l’esperienza del mio homestay e il trekking che ho fatto a Sapa, aiutandomi con gli appunti del mio diario del 7 dicembre 2016. Buona lettura!

L’arrivo a Sapa

Nel pieno della notte e dell’oscurità arriviamo a Sapa. L’autobus si ferma, dopo un’occhiata fuori torno a dormire. Quando le luci dell’autobus si accendono, sono le 6 del mattino, e poco dopo siamo fuori al freddo con i nostri zaini. Le donne locali erano già lì ad attendere i turisti per offrire loro dei tour. Battendo i denti, decidiamo di allontanarci e cercare un posto dove fare colazione finché non diventi giorno. Troviamo un bar, dove ci concediamo un caffè vietnamita, che ormai adoriamo, e passiamo il tempo chiacchierando con un turista americano di nome Tony. Quando usciamo, ci basta fare qualche passo prima che delle donne hmong ci offrono un homestay, che accettiamo. La nostra guida si chiama Mama Sa. Prima di incamminarci, ci porta al mercato di Sapa per fare colazione. Mentre finiamo il nostro pane con un omelette, arriva Mama Pei. Cammineremo con lei oggi, ci dice.

Lo stanzone dove abbiamo fatto colazione a Sapa.

La camminata inizia subito con una salita ripida. Dopo più di un’ora arriviamo in un bel posto panoramico, da dove possiamo ammirare Sapa dall’alto. Proseguendo, ci imbattiamo in dei locali che trasportavano legna. I rami secchi vengono caricati su dei motorini (cosa che dopo le due settimane trascorse in vietnam non mi stupisce per niente) oppure trasportati dentro delle ceste, che vengono indossate come degli zaini. Uomini e donne si dividono il lavoro.

Una donna trasporta la legna a Sapa.

A mezzogiorno raggiungiamo una casa, dove i gruppi di turisti si fermano a mangiare. Mentre aspettiamo il nostro riso, un gruppo di piccole bambine ci circonda, provando a venderci dei colorati braccialetti di stoffa. La loro strategia è di circondarti e piagnucolare fino a muoverti alla compassione. Ne compro un paio, anche se dopo aver tirato fuori il portafoglio, il piagnisteo è diventato più forte. Mio malgrado, devo mandarle via allargando le braccia e mostrando chiaramente che era abbastanza, con un po’ di cattiveria. Questo è un effetto negativo del turismo, che incentiva i bambini a vendere ai turisti invece che andare a scuola…

Le bambine mi hanno invaso con i loro braccialetti.

Dopo pranzo proseguiamo sotto un piacevole sole. Nel primo pomeriggio avvistiamo i primi terrazzamenti di riso attraverso una leggera foschia (che è bastata a rendere le foto poco nitide). A dicembre, il paesaggio non è da cartolina con le terrazze di un verde lucente. Il raccolto è avvenuto a settembre e ora non rimangono che i resti di piante secche e terreni fangosi, punteggiati da animali. Ciò nonostante, il panorama è mozzafiato! Alcune terrazze sono piene d’acqua e riflettono la luce del sole, creando un luccichio abbagliante.

I terrazzamenti di riso a Sapa in dicembre.

Una Notte homestay a Sapa

Altre due ore sotto il cielo di Sapa e arriviamo al villaggio degli hmong neri. Mama Pei ci conduce alla casa di Mama Sa e se ne va. A casa c’erano dei bambini con la nonna. Non ci considerano minimamente. Un po’ confuse, diamo un’occhiata alla povera abitazione dove dormiremo questa notte. È fatta di legno e lamiera, il pavimento è di cemento, non ci sono finestre o mobili, ma la televisione non manca. Intorno alla casa ci sono delle scorte di legna, un recinto con dei maiali e un orto.

La povera abitazione di Mama Sa.

La casa è un po’ isolata rispetto al resto del paese. Lasciamo gli zaini e andiamo in giro a curiosare. Incontriamo subito dei turisti. Loro pernottano in una bella casetta di legno che profuma di nuovo, costruita apposta per i turisti (non proprio il vero concetto di homestay). Stanno giocando con un gruppo di bambini, che si divertono a lanciare sassi contro delle lattine in bilico su dei sassi. La spazzatura a disposizione ai bordi delle strade non è poca, purtroppo. Molti bambini sono vestiti malamente, alcuni senza scarpe, altri con il culetto al vento. Il naso che cola, i visi sporchi. Riescono però a divertirsi e sono sorridenti. Poco più in là c’è un bell’edificio, la scuola. Un gruppo di altri bambini è riunito in cortile, alcuni fanno lezione.

Torniamo a casa prima che faccia buio. Per cena, Mama Sa e Mama Pei cucinano dei rotolini di verdure, avvolti nella carta di riso. Vengono fritti in un pentolino sopra un fuoco acceso direttamente sul pavimento, al centro della stanza. Ci servono anche una zuppa di pollo e funghi e del riso. Dopo cena ci offrono quella che chiamano “happy water”. Ok… Dopo due bicchierini di una cosa alcolica molto simile alla grappa, riusciamo declinare i loro inviti insistenti a berne ancora. Il mio sospetto si avvera quando tirano fuori della mercanzia che provano a venderci. Riusciamo a rifiutare con gentilezza. La strategia è fare bere i turisti per far comprare qualcosa in più oltre a pagare il tour?

Mama Pei e Mama Sa cucinano per noi.

Dopo un po’ la famiglia si ritira per la notte. Alle 19:30 andiamo a letto anche noi, dopo esserci scaldate un po’ vicino al fuocherello. Il materasso è finissimo ma la coperta è pesante. Stando vicine per scaldaci, ci addormentiamo quasi subito.

To be continued…

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