Viaggiare ai tempi di Instagram – Siamo ancora autentici?

Viaggiare ai tempi di Instagram – Siamo ancora autentici?

Instagram sta cambiando le nostre vite. La bramosia di mostrare che quello che facciamo è bello e invidiabile, così come il mettersi un po’ in mostra, fa ormai parte della nostra quotidianità. Un settore fortemente colpito da questo aspetto è sicuramente quello del viaggio. Quindi mi sono chiesta… Come sta influenzando Instagram il nostro modo di viaggiare?

In questo post proverò a rispondere alla domanda, basandomi sulla mia esperienza. Premetto che non sono una fan di Instagram, e che quindi il tono potrà essere un po’ polemico o provocatorio. Spero comunque di non offendere nessuno e farne partire una discussione costruttiva.

Instagrammabilità in viaggio

La prima volta che ho letto questa parola, non ci volevo credere. Non per la parola in sé, ma per il concetto che ci si nasconde dietro, un qualcosa di assurdo, che non ha niente a che vedere con lo spirito del viaggio. Per la cronaca, instagrammabile è tutto ciò che si presta ad essere postato, quindi fotogenico e attraente.

Il nuovo trend è quello di scegliere una meta in base alla sua instagrammabilità. Tutto questo è incentivato non solo dalle foto di altri viaggiatori o influencer, ma anche dal nuovo tipo di articoli che si trovano sul web, del tipo “I 10 luoghi più instagrammabili di…”, tagliati su misura per tutti quelli che vogliono vivere il sogno, o almeno simularlo, e poi postarlo. Quindi si sceglie una meta, un determinato spot o un locale perché ci si possono fare bellissime fotografie a prova di Instagram.

Un posto ormai famoso per la sua altissima instagrammabilità è il Lago di Braies, dove ora c’è il problema dell’overtourism, causato sicuramente anche dal social media. Un altro è la Galerie Ikman in Cappadocia, Turchia, dove vengono fatte fotografie sdraiati in mezzo ai tappeti di questo negozio, che ormai ne ha fatto un business. Oppure il Lempuyang Temple, a Bali, nel quale ci può far fotografare tra il Gates of Heaven creando un lago che non esiste usando uno specchio per simulare i riflesso nella finta acqua… Questi sono solo tre esempi, ma sono sicura che ve ne verranno anche altri in mente.

Qual è la vera essenza del viaggio? Andare in un posto solo per fare la foto per Instagram non dovrebbe essere l’essenza o la motivazione di un viaggio.

Foto di una ragazza su un'altalena sospesa nella giungla di Bali.

Instagram nel nostro bagaglio

L’intagrammabilità di un luogo non vuol dire automaticamente ottenere uno scatto perfetto. Dovete avere tempo a disposizione, condizioni di luce adatte, solitudine per creare l’atmosfera giusta e… Vestiti e accessori.

Eccoci quindi ad ammirare fotografie degne di cataloghi di moda. Borse di paglia intrecciata, cappelli da esploratori, sciarpe colorate e fiori nei capelli. Per apparire belli su Instagram finiamo a riempire le nostre valigie con decine di outfit diversi, adatti ai luoghi che visiteremo – ovviamente studiati in precedenza sul web o nei social, in base ai colori che avranno i nostri set fotografici.

Tralasciando tutti gli altri importantissimi aspetti della sostenibilità, è davvero necessario portare 23 kg di valigia piena di vestiti del tutto non necessari dall’altra parte del mondo solo per poter fare una bella foto? Viaggiare con meno di 10 kg di bagaglio (destinazione e durata del viaggio permettendo) ha un sacco di vantaggi. Non solo è leggero e comodo, ma è anche meglio per l’ambiente. Certo, avere sempre le stesse 3 maglie e scarpe addosso prima o poi risulterà noioso, ma forse i nostri follower possono sopravvivere a questo oltraggio e apprezzarci per altri motivi, oltre all’apparenza.

Foto di una ragazza in un campo di grano con un capello in mano.

Instagram e le aspettative

Perché alla fine è di questo che si tratta, no? Apparenza. Colori sgargianti e sorrisi, questo è quello che si vuole vedere, questo è quello che fa mettere un cuoricino sotto a quello che postiamo. Tutto sembra bello, tutto sembra perfetto, chi non vorrebbe vivere delle esperienze così? Instagram ha la capacità di mostrare solo il lato bello di un viaggio, tanto da farci diventare ossessionati con mete che abbiamo visto nel social media. Si va in un posto per scattare quella foto, quella che abbiamo scelto sbirciando sui profili di grandi influencer. Anche noi vogliamo quell’atmosfera descritta nel feed.

E se poi non si rivela così? La delusione sarà ancora più forte. Instagram alza le nostre aspettative e una volta sul posto, ci si rende conto che si sta cacciando una chimera. Senza filtri e con centinaia di turisti intorno a noi, il posto non sembra più così speciale. Quindi o ci accontentiamo della foto affollata, oppure ci si prepara a fare levatacce o aspettare ore per una foto, e riprovare decine di pose diverse. Cosa non si è disposti a fare per uno scatto perfetto?

Instagram e autenticità in viaggio

Ho pubblicato questo post nella categoria Consigli di viaggio, perché alla fine un consiglio lo voglio dare: Viaggiate in maniera autentica. Ed è prima di tutto un consiglio (o un promemoria) a me stessa. È bello condividere con gli altri le nostre esperienze, prendere spunto da profili altrui, scambiarsi consigli nei commenti. Sono tutte cose positive che appartengono al nuovo modo di viaggiare. Quello che mi spaventa è il modo di presentare le cose, questa tendenza a voler impressionare, che rende molte cose non autentiche.

Non sto dicendo che Instagram sia una cosa brutta o cattiva, su questa piattaforma possiamo seguire un sacco di persone che ci ispirano, cercare spunti e raccogliere i nostri ricordi. Quello che forse dovremmo ricordare, è di filtrare a nostra volta i contenuti che vediamo, perché loro sono stati filtrati, prima di essere postati. Un determinato vestito o accessorio, il cibo che viene ordinato, la posa usata — sono scelti per essere a prova di Instagram. Ma il ricordo di una foto studiata sarà il ricordo di svariati tentativi di rendere la foto perfettamente instagrammabile, non il ricordo di un momento o di un posto.

Il nostro viaggio non sarà meno bello se non è instagrammabile, forse sarà solo più autentico.

Foto di un testo: I loved you before your Instagram was pretty!

Qual è il mio rapporto con Instagram? Se quando sono a casa uso Instagram poco, quando viaggio lo uso pochissimo. Da un lato è perché uso pochissimo il cellulare: stacco quasi completamente, mi piace immergermi in quello che sto vivendo sul posto e godermi il momento senza pensare a mostrarlo immediatamente agli altri. Non voglio pensare a come impostare le stories e soprattutto perdere il tempo per farlo, ma vivere in prima persona il luogo dove mi trovo, insieme alle persone con cui sto viaggiando. Un altro motivo è che io fotografo quasi esclusivamente con la macchina fotografica, che durante un viaggio è la mia migliore amica. Quindi non ho effettivamente materiale sul cellulare da caricare su Instagram (o qualsiasi altro social). Il mio spazio virtuale preferito per raccontare e mostrare i miei viaggi, resta sempre questo blog.

Lasciatemi anche un commento e ditemi cosa ne pensate dell’argomento!

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11 thoughts on “Viaggiare ai tempi di Instagram – Siamo ancora autentici?”

  • Cara Maria hai scritto cose che condivido pienamente. Non son più giovanissima e i social non mi appartengono anche se ovviamente, li “frequento” ma il viaggio lo condivido solo sul blog. Devo avere il tempo di elaborare le emozioni, di fare mio il luogo prima di buttare una foto su Instagram. Il viaggio è un’esperienza e così devono rappresentarlo le foto. Certo, tutti noi vorremmo la luce giusta per lo scatto perfetto ma da lì a vestirsi e truccarsi per essere in tema….

    • Grazie per il commento, Antonella. Mi fa piacere tu condivida il mio punto di vista. Io posto tutto solo dopo essere tornata a casa, il mio profilo non è mai aggiornato, ma va bene così, postare con calma e a distanza di mesi è anche un modo per rivivere lentamente quello che si ha vissuto.

  • Sono d’accordo con te, è bello condividere con gli altri le esperienze di viaggio, ma prima di farlo, bisogna innanzitutto goderselo in pieno! E star lì a preoccuparsi di fare la perfetta foto instagrammabile, non è il modo migliore

  • Condivido in pieno il pensiero di Antonella.
    Penso però che non sia facile evitare di farsi catturare dai tentacoli dei social per chi è giovane e vive questo modo di relazionarsi con gli altri. Io ne sono immune per età, ma talvolta ho l’impressione di perdermi qualcosa….
    Comunque il tuo post mi è piaciuto perché ricco di spunti di riflessione anche per me.

  • Instagram ha cambiato davvero tutto, e secondo me in peggio, mi spiace dirlo. Scegliere una meta solo per i luoghi “instagrammabili” è tristissimo. Chi lo fa spesso parte senza conoscere nulla dei paesi che andrà a visitare. Partirà con una valigia piena di abiti coordinati (al luogo) e un bastone per selfie, sarà soddisfatto delle foto ma…avrà qualche esperienza da raccontare?

  • Complimenti per questo articolo, molto ben scritto e veritiero. Hai trattato un tema (quello dei social legato ai viaggi) che ha i suoi pro e i sui contro. Non ti nascondo che grazie a Instagram ho scoperto dei borghi e delle località di cui non avevo mai sentito parlare, e spesso mi lascio influenzare da certe foto che si vedono sul web e non ti nascondo che ogni tanto cerco di riprodurle 🙂 Anche io come te uso quasi esclusivamente la macchina fotografica e quando sono in viaggio, spesso mi dimentico del cellulare, ma ogni tanto qualche stories la posto 🙂 Preferisco, però, concentrarmi sul viaggio e quindi parlare dei posti visitati solo una volta tornata a casa 🙂

  • Sono d’accordo con te sul fatto che i social abbiano cambiato il modo di viaggiare, Instagram in particolare. Molti scelgono davvero una località in base alla sua instagrammabilità. Io ammetto di essere la prima a cercare degli scatti che siano belli, semplicemente perché mi capita di avere rapporti con agenzie del posto o di “lavorare” per averne. C’è da ammettere che oggi quello del content creator è un lavoro e se fatto bene ad un certo livello, anche ben pagato. C’è chi è già influencer e chi vorrebbe diventarlo e si diverte a riprodurre o creare foto d’effetto. Ma dietro a quell’apparenza, spesso, ci sono anche persone che fatta quella foto si godono il viaggio

  • Sono d’accordo che i social stanno cambiando il nostro modo di viaggiare e, spesso, proprio per colpa di questi mezzi, si predilige sempre le stesse mete che dopo un paio d’anni iniziano a risentire del troppo turismo e perdono quella autenticità che avevano quando ancora erano in pochi a visitare quel luogo.
    Personalmente uso Instagram sia come ispirazione, ma anche per gioco, per mostrare i miei viaggi ma senza la patina, né la foto in posa. Me ne sono sempre fregata di quello. Viaggio per conoscere una nuova cultura, una nuova cucina, un nuovo posto. La foto bella ci sta per ricordo.

  • D’accordo su tutta la linea, ovviamente. Anche se in sé, a pensarci bene, la parola “instagrammabile” è esattamente l’equivalemte di “fotogenico”, solo che sono nate in due epoche diverse. Solo che le fotografie normali al massimo le facevi vedere al malcapitato amico in visita a casa, e per il resto erano per il tuo piacere personale. Adesso è un delirio, i filtri poi! Io uso giusto il correttore di luminosità perché ho uno smartphone da due soldi che tende a fare foto scure, ma tutto il discorso dei filtri colorati è disagiato secondo me. Ci sono persino i profili Instagram tutti nella stessa gamma cromatica… follia 😀

  • Capisco il tuo punto di vista, ma quando scelgo una destinazione mi informo acquistando guide turistiche navigando in rete tra blogger e instagrammer. Articoli come “i 10 posti da visitare assolutamente” e “10 luoghi instagrammabili” sono molto simili e danno delle dritte utili per fare una prima lista di luoghi da visitare. Poi ovviamente tutto sta a quanto sei aperto al viaggio. E quello non c’è nessun social che può dartelo: è dentro di te. O ce l’hai o non ce l’hai.

  • Bene, neanche a farlo apposta, ho scritto proprio un post a riguardo questa settimana: riguardava Bali, con la sua ritrovata popolarità proprio grazie ad Instagram. Viaggiare significa portare in giro i propri occhi: gli unici che non ti lasceranno mai delusa.

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